Ktima Iracli

Da fattoria per gli animali a Hotspot, la metamorfosi

Il nuovo Hotspot è gestito dall’aviazione militare e si trova a 12 Km da Katerini. Si tratta in realtà di una ex-fattoria con cavalli e animali da cortile adibita per l’emergenza a campo di accoglienza. Sono 190 le persone, principalmente siriani e iracheni, che dormono in tende militari allestite all’interno di un campetto da basket recintato

Per ora ci sono 30 tende ma c’è spazio per allestirne altre. L’occasione per entrarci è quella del trasferimento di una famiglia di rifugiati. Soula, una ragazza greca di 23 anni, è la loro accompagnatrice. Li ha incontrati per caso 24 ore prima. Ci racconta che il 27 marzo era nella sua città, Preveza, a pochi km da Igumeniza: “Stavo prendendo il bus per andare a Salonicco, quando un uomo mi ha fermato chiedendomi delle informazioni solo perché ha riconosciuto la spilletta con su scritto Welcome Refugees che ho sullo zainetto”. Con lui, la sua famiglia siriana: 7 adulti e due bambini appena nati. Cercavano di raggiungere Salonicco perché avevano un appuntamento con UNHCR per essere inseriti all’interno del programma di ricollocamento. Soula farà il viaggio insieme a loro ma una volta arrivati a Salonicco l’incontro con l’Agenzia salta: si scopre che in realtà nessuno li stava aspettando. La famiglia di profughi è disorientata, nessuno parla bene inglese e non hanno più soldi. Non sanno né dove andare né cosa fare. Così Soula li accompagna in un albergo a Salonicco, lo paga lei e quindi organizza per il giorno successivo il trasferimento nel campo di Ktima Iracli, che gli è stato raccomandato da un conoscente. Soula diventa il riferimento unico della famiglia che a lei si affida completamente. Ci racconta che poche ore dopo averli conosciuti ha ricevuto una telefonata da un loro parente che chiedeva di trasferire sul suo conto corrente dei soldi da dare ai familiari in fuga. Nel corso del viaggio verso l’Hotspot Soula è sia contenta, perché è sicura di aver trovato il posto giusto, sia molto preoccupata. Si sente addosso una grandissima responsabilità: “Mi hanno detto che è il campo migliore della Grecia perché è una fattoria con gli animali e i giochi per i bambini."

© Cosimo Calabrese

Katerini, campo di Ktima Iracli. campo gestito dai militari. Il campo si trova in una zona isolata nelle campagne della Grecia centrale © Cosimo Calabrese


"Un campo per sole famiglie. Ho mosso tutte le mie conoscenze. Sono stati fortunati ad essere stati accettati. Però sono agitata e loro sono agitati. Mi sento responsabile di qualcosa più grande di me e il campo mi sembra lontano”. In effetti i 12 km che separano il campo dalla cittadina di Katerini sembrano molti. Ci muoviamo con due macchine per strade di campagna, prati, qualche fattoria, tanta desolazione. Sembra di essere lontano da tutto e tutti. L’arrivo al campo è un po’ concitato. La famiglia di rifugiati è spaventata, glielo si legge negli occhi. All’ingresso: un trattore, una camionetta militare e due macchine della polizia. Come arriviamo i militari chiedono ai rifugiati di mostrare loro i documenti, sulla nostra destra a due a due dei ragazzini si dondolano avanti e indietro su delle barchette basculanti mentre guardano i nuovi arrivati con curiosità. L’impressione è che siano criceti in una gabbia dorata. A fianco un gazebo con una iscrizione: wifi gratuito. Ma la linea non c’è. Ai rifugiati accompagnati da Soula è assegnata la tenda numero 8, per arrivarci bisogna entrare nel campetto da basket che ha recinzioni alte almeno 5-6 metri. A ciascuno viene consegnato un materassino da campeggio, un sacco a pelo, due coperte e le lenzuola. I volontari contenti ed eccitati spiegano ai profughi, in un sovrapporsi di voci, come arredare la tenda con quelle poche cose mentre i rifugiati li guardano agitarsi in silenzio. I militari mostrano dei bigliettini che serviranno per il cibo che è distribuito 3 volte al giorno. Il giorno successivo vedranno il medico per un controllo. I bagni e le docce sono all’esterno del campetto. Intorno al campo da basket ci sono altri recinti: quelli per i cavalli di fianco a quelli per le galline, i tacchini, le papere e gli altri animali da aia.

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Katerini, campo di Ktima Iracli, gestito dai militari. Qui sono ospitate circa 30 famiglie, in maggioranza siriane © Cosimo Calabrese