Europa solidale

La Grecia in "crisi" e le politiche di chiusura della UE

L’Europa ha cambiato rotta. Le frontiere si sono chiuse, un accordo sulla questione quote appare lontano dall'essere raggiunto e di fatto si affida alla Turchia il lavoro sporco in cambio di una scorciatoia sul suo futuro ingresso nella UE e di una pioggia di Euro. Mentre Paesi come l’Ungheria e l’Austria alzano i muri o altri, come Svizzera e Danimarca confiscano i beni ai rifugiati, per fortuna c’è anche un'Europa che invece apre le porte, dà i suoi beni in beneficenza, accantona lavoro e famiglia per occuparsi di chi ha dovuto lasciare la sua casa per scappare dalla guerra, dalle torture, dalla miseria, inseguendo una speranza: quella di poter offrire ai propri figli la possibilità di un futuro più sicuro

Nel 2015 oltre 1.1 milioni di migranti sono entrati in Europa, di questi ben 853,650 (dati IOM) sono passati dalla Grecia che nei primi mesi del 2016 ha registrato ulteriori 154,661 arrivi. Migliaia di persone che fino al 20 marzo 2016 - data di entrata in vigore dell’accordo con la Turchia, e della chiusura delle frontiere europee che ha trasformato ogni nuovo profugo in un clandestino - arrivavano distrutte ma con una grande certezza, quella di aver fatto la parte più difficile del viaggio. Così se dovevano aspettare qualche giorno in una tenda di fortuna sotto l’acqua a Idomeni, nell’attesa che fosse il proprio turno per varcare la frontiera con la Macedonia, lo avrebbero fatto senza problema e con la speranza nel cuore di essere quasi arrivati alla meta, di essere accolti, di poter ricominciare a vivere. Con il 4 aprile 2016, data delle prime deportazioni, alla disperazione di non sapere come continuare il proprio viaggio si è aggiunto il terrore di essere riportati in Turchia e quindi di nuovo verso quelle guerre a cui non possono e non vogliono tornare.

© Giorgos Christakis

Idomeni. Rifugiati protestano sui binari a poche centinaia di metri dal confine con la FYROM © Giorgos Christakis


I dati Ufficiali dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati parlano di quasi 54.000 profughi attualmente presenti sul territorio greco, di cui 8.000 sulle isole di approdo. L’entrata in vigore dell’accordo con la Turchia ha segnato, da un lato, la brusca frenata degli arrivi, che da allora non superano la media giornaliera di 130 rifugiati, ben pochi in confronto ai circa 1.700 nuovi ingressi quotidiani segnalati in Grecia tra l’1 gennaio e l’11 aprile del 2016. Dall’altro lato ha segnato l’inasprimento di una serie di crisi tra profughi e le autorità e tensioni interne tra gli stessi rifugiati.

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Idomeni. Rifugiati su un bus diretto in uno dei campi militari gestiti dal ministero della difesa greco © Giorgos Christakis

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Idomeni. Il confine è chiuso da 6 settimane e all’interno del campo sono stati allestiti tra le tende dei piccoli market con prodotti di prima necessità © Fabio Viola