Aid Delivery Mission

Il lavoro quotidiano dei volontari a servizio dei migranti

Nel campo di accoglienza a poca distanza dal villaggio di Idomeni un gruppo di volontari del programma Aid Delivery Mission, senza aiuti governativi o delle Ong internazionali, lavora quotidianamente per portare sollievo alle fatiche dei migranti che arrivano qui nella speranza di varcare il confine tra Grecia e Macedonia. Oltre al soddisfacimento dei bisogni primari, i volontari si impegnano a rendere meno dura la permanenza organizzando spettacoli per adulti e bambini. Fabio Viola ci racconta una giornata qualunque nel campo

30 volontari, tre furgoni, 400 kg di riso al giorno, 800 di patate, circa 250 di carote. E poi 100mila porzioni distribuite in 10 giorni. Sono questi i numeri di Aid Delivery Mission, gruppo di volontari che quotidianamente fronteggia, senza avere alle spalle alcuna struttura governativa o organizzazione tipica di altre ONG, l’emergenza ormai quotidiana della distribuzione del cibo a Idomeni. Il campo nasce ­ ed ha capacità di accoglienza ­ per 1500 persone, ma conta a oggi circa 11mila ospiti con un incremento esponenziale di circa duemila persone al giorno. Le organizzazioni che vi operano, e che in particolare si occupano della distribuzione del cibo, hanno visto già da tempo le necessità del campo superare le loro capacità operative a tal punto da rendere l’opera di una organizzazione di volontari autofinanziati indispensabile per il soddisfacimento di un bisogno fondamentale (quale quello di nutrirsi) delle persone presenti.

© Giorgos Christakis

Rifugiati aspettano in fila per ricevere un pasto caldo offerto dai volontari di Aid Delivery Mission © Giorgos Christakis



© Fabio Viola

La distribuzione del cibo da parte di Aid Delivery Mission © Fabio Viola



© Pierfrancesco Lafratta

I volontari raggiungono i migranti in marcia verso Idomeni per distribuire acqua ed alimenti © Pierfrancesco Lafratta



© Pierfrancesco Lafratta

I volontari affiancano migranti in marcia che ogni giorno tentano di raggiungere il confine, alcuni di loro hanno percorso 70 km a piedi © Pierfrancesco Lafratta