Il Campo B

Cronaca di un rastrellamento

Nel villaggio di Idomeni, a pochi passi dal confine tra Macedonia e Grecia, si trova un campo di accoglienza gestito da UNHCR che cresce giorno dopo giorno e ospita attualmente circa ottomila persone. Il 29 febbraio alcune centinaia di migranti si sono organizzati e hanno cercato di forzare il confine abbattendo parzialmente la rete in ferro che separa i due Paesi, ma sono stati bloccati dalla polizia anti sommossa greca sui binari del tracciato ferroviario. Secondo la BBC si trattava per lo più di siriani e iracheni. Alcuni giorni prima i migranti afghani sono stati oggetto di uno sgombero

Entrando nel campo B di Idomeni si ha una subito una netta percezione di abbandono. A delimitare questo limbo e a fornire un riparo per la notte alle famiglie che giungono sin qui, due file di containers che una volta dovevano essere bianchi. Non ci sono porte, le finestre sono rotte e all’interno si nota qualche coperta abbandonata in terra. Nessuna sedia. Alla sinistra dell’ingresso è aperta campagna; in lontananza, a ridosso del campo A ormai sovraffollato, si vede nascere un altro accampamento fatto di piccole tende. A destra si trovano i binari della linea ferrovia che porta i treni merce al di là del confine, in Macedonia. Nessuna rete a dividere il campo dai binari.

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Migranti afghani attendono di essere caricati su bus dalla polizia per essere riportati ad Atene dopo la protesta sui binari. I rastrellamenti della polizia sono stati numerosi anche nei giorni successivi © Cosimo Calabrese



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Gli afgani respinti inscenano una protesta bloccando i binari dei treni che attravestano la frontiera macedone © Pierfrancesco Lafratta



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Nonostante molti dei 250 afgani presenti abbiano documenti regolari la Macedonia vieta loro il passaggio © Pierfrancesco Lafratta



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Un rifugiato afgano durante la protesta al confine macedone, il 22 Febbraio © Cosimo Calabrese